Indice
Premessa
Chicco(Giovanni
Ferrero), Gli Zoccoletti
Silvio Vignetta, Una lunga vita
29 agosto 2010 Articolo su Il Giornale
Due commenti: Prof. Maria Clotilde
Giuliani
Ing. Fabio Capocaccia
Dudo (Augusto Ferrero), Una vita in due
Chicco
e Dudo
Premessa:
Non è facile trovare una famiglia di scrittori e in questa dei Ferrero ce
n’è più d’uno. Inizio con i primi due cui è intitolato questo scritto, due
fratelli.
Chicco (Giovanni) che nel 2018 pubblicò Gli <<“Zoccoletti” - ricordi di Casa Ferrero dal 1851
al 2001>>;
Dudo (Augusto) che nel 2026 ha pubblicato <<Una vita in due: da zero a novanta>> dedicato
alla moglie Tella che non è più.
Poi ricorderò Silvio Vignetta, cugino primo della loro mamma Lidia e quasi loro maestro o antesignano
che scrisse <<Una lunga vita>>.
In effetti questi Ferrero e Vignetta sono longevi. Quindi aggiungerò la
recensione al libro <<Senso-Espresso>> di un
nipote, Edgardo Ferrero, figlio di Chicco.
GIOVANNI
FERRERO
(Chicco in famiglia)

Parin - Cav. Ferrero Giacomo 1851-1938
L’ingegner Giovanni Ferrero, nella
sua consueta passeggiata mattutina, ritrova un vecchio collega ansaldino, neoingegnere
elettrotecnico come lui assunto in Ansaldo nello stesso anno (1963). Gli
racconta qualche aneddoto di famiglia dei tempi andati e questi gli dice: “Perché
non scrivi i tuoi ricordi?”.
Il suggerimento dà ali ad un altro di
quando, poco tempo prima, un nipotino gli aveva portato un quaderno di quelli
grandi per scrivervi “le sue memorie”. Nome questo un po’ pomposo ma la maestra
– educativa - aveva spiegato che i ricordi degli anziani sono la nostra
ricchezza più grande. Si può forse resistere agli occhi con tante domande di un
bambino? Così l’ingegnere, classe 1937, di getto e in meno di un mese, su quel
grande quaderno dalla copertina verde scrive la storia della sua famiglia
d’origine.
Nel libro, (edito Youcanprint nel
2016), nei vari capitoli aggiungerà preziose foto (è anche un collezionista)
con sapore del tempo che fu e con quella patina d’antico color seppia che ti
prende al cuore. Chicco è il suo soprannome e pure i suoi tre fratelli ebbero
dolci appellativi d’affetto materno: “Mimmo, Dudo e Peppi”.
I ricordi di Chicco iniziano a
Valfenera d’Asti, il paese d’origine della famiglia Ferrero, una trentina di
chilometri a sud di Torino. Il tempo è quello della II guerra mondiale e nella
casa avita in via Maestra erano sfollati i figli del capostipite Parin, ben
nove, di cui mancavano solo Sebastiano e Augusto, parroco e viceparroco ad
Agliano d’Asti.
“Ti domanderai il perché”, con
questa domanda, riferita agli zoccoletti, Chicco incomincia a raccontare. “Il
fatto è che i miei ricordi iniziano quando d’inverno portavo gli zoccoletti con
la suola di legno e la tomaia di un cuoio nero e rigido…” Ne conserva ancora
uno in bella vista in uno scaffale della biblioteca per non dimenticare quel
tempo in cui suo padre, che aveva combattuto nella guerra 1915-18 e che nella
seconda era sfollato con la famiglia a Valfenera, confezionava con fatica e
precisione servendosi di forme da calzolaio.
L’autore ci indica come ha scritto
questi ricordi e ci anticipa: “Le mie radici sono le radici di tutti, uguali e
diverse, in esse tutti si possono riconoscere: potevo esser nato in qualsiasi
parte d’Italia, eppure c’è un’identità nel trascorrere di ricordi che tanti, in
essi, possono trovare una piccola parte delle loro”.
Il capostipite della famiglia è Parin-Giacomo Ferrero (1851-1938) e mentre noi
diciamo ai figli: “Saluta il nonno”, allora si diceva “Saluta Parin”. Aveva
spirito imprenditoriale: iniziò vendendo ai contadini solfato di rame e guano
del Cile (ottimo concime), girando per la campagna in biroccio e con una
pistola a tamburo per difendersi dai ladri. In un libricino, che il nipote
Chicco ha conservato, annotava le proprietà che man mano veniva acquistando.
Sposo nel 1877, biondo, capelli
fluenti e ondulati, due occhi azzurri e limpidi; lei, capelli corvini, con un
grande chignon e uno scialle dalle lunghissime frange e rose ricamate. Lei
muore due anni dopo.
Parin si risposa con Zanet,
soprannome piemontese di Giovanna; nel libro anche la foto del menu delle nozze
d’oro con, tra altre squisitezze, “polli novelli alla finanziera, arrosto inglese primaverile, quaglie e
pernici in salmì”, e tra i dolci quelle frutte sciroppate di stagione” che
erano parte della tradizione culinaria casalinga.
Nel libro a tutti i nove figli di
Parin sono dedicate poche pagine che ne ricordano e condensano la vita. Quasi a
presentarceli visivamente, prima del racconto, “un santino”, foto che si
metteva in morte per il miglior ricordo di sé.
“In un paese – scrive – a fine ‘800
tre erano le figure di spicco: il prete (accompagnava dal battesimo al
funerale), il farmacista (del dottore si faceva a meno ricorrendo a salassi e
pozioni, per le nascite bastava la levatrice) e il notaio, (uomo di legge che
dirimeva le questioni sui confini dei terreni e le eredità)”. Parin, cui non
mancava lungimiranza ed un pizzico di ambizione, ebbe queste tre figure tra i
suoi figli tutti laureati.
Chicco dedica un ritratto a zia Benedetta, la sorella maggiore, regina della
famiglia, che aveva contribuito ad allevare i fratelli e per questo non si era
sposata, ma per gli 80 anni ebbe in dono un mazzo di rose rosse da un antico
pretendente. Particolarmente sentito il ricordo di zio Mario che gli fu maestro
nella “caccia da piuma” (pernici, non lepre) perché gli insegnò “fatica,
rispetto del prossimo, amicizia, obbedienza”. Anche rispetto della natura ed
etica della caccia: “Non si spara mai ad una quaglia che si alza dal nido o ad
un perniciotto”.
Se Chicco, ad inizio libro, ha
voluto precisare che i suoi sono ricordi di bimbo e non condizionati dalla
tragedia della guerra, non mancano alcuni episodi esilaranti proprio perché
visti dalla parte di un bambino. Come nel giorno in cui arrivano al podere tre
repubblichini in cerca di cibo: quando nei loro discorsi vien fuori la parola
Benito, un cuginetto piccolo dice: “L’hanno ammazzato”. Panico e suspense, poi
la spiegazione: qualche giorno prima era stato macellato il maialino detto
Benito con cui i bambini giocavano. Quando poi ci descrive il gabinetto alla
turca, che magnanimamente Parin metteva a disposizione dei contadini nei giorni
di mercato, Chicco ricorda che fino agli anni Ottanta vi campeggiava una
scritta, incisa all’interno della porta di legno da qualche “ospite” per la
“perfida Albione”:
“Se gli inglesi asfissiar volete,
in questo cesso di peso li
mettete”.
C’è anche una cartolina, inviata
nella I guerra mondiale da zio Pinotto a zio Angelo di cui da tempo non aveva
notizie: “Sei vivo o sei morto? Bacioni!”
Il libro si conclude con la storia
dei suoi genitori. Cesare, nato nel 1893, e Lidia nel 1905.
Cesare, ingegnere, negli anni ’30
con il fratello Angelo (anche lui ingegnere) fonda le Officine Ferrero che a Savona fu la più importante industria
privata del dopoguerra; in quei tempi di ricostruzione si ampliò anche grazie
agli operai, fedelissimi e affezionati a chi dava loro lavoro. Cesare realizzò,
insieme ad altri strumenti ed attrezzi per l’edilizia, un Regolo Circolare per
il calcolo del cemento armato esposto all’Università d’Ingegneria di Genova.
Lidia era nata in Egitto. Suo padre
Augusto Vignetta, nato a Pinerolo nel 1874 e da giovane vissuto con la famiglia
paterna a Nizza, dopo una giovinezza da giramondo (Palestina, Sud Africa) si
fermò in Egitto a Porto Said dove fondò un’impresa che perforava pozzi nel
deserto per trovare l’acqua. Fu chiamato al Cairo da Re Fuad e messo a capo
dello staff (oggi si direbbe Viceministro) del Ministero dei Lavori Pubblici al
Cairo. Si sposò con una ragazza della borghesia maltese: rimase vedovo con
Lidia ragazzina e si trasferì a Torino. Dall’Egitto, allora protettorato
inglese e cosmopolita (erano i tempi del fervore seguito all’apertura del
Canale di Suez), arriva in questa nostra città, importante sì ma con mentalità
ben diversa. Lidia non aveva ancora vent’anni e si chiude in sé, dedicandosi a
migliorare il suo italiano, alla musica, alla pittura con Casorati. Nella vita,
nonostante la cura di quattro figli ben allevati, non verrà mai meno al suo
talento artistico.
Il finale della storia di famiglia
è affidato a Silvio Vignetta, cugino
primo di Lidia, che per il suo lavoro ma soprattutto per lo spirito
“cosmopolita”, assorbito nella giovinezza al Cairo con i suoi genitori, viaggiò
poi per tutto il mondo e ci ha lasciato un grande libro:<<Una lunga vita>>.
Silvio ricorda così la mamma e il
papà di Chicco, sotto la foto di un anniversario di nozze di Cesare e Lidia
nella cornice degli otto nipoti:
“Cara Lidia,
mi manchi, eri la mia sorella
maggiore.
Di Cesare ancora oggi (siamo nel
2005) vedo,
vivo, e non posso dimenticare come
diceva
e faceva dire le preghiere prima
dei pasti.
Io lo faccio ancora oggi”.

nozze Parin 1880 Valfenera. In fondo Casa Ferrero:
“Collassò nel 2001, ne raccolsi un mattone
per ricordo” così ha scritto Giovanni
(Chicco) e di qui la data finale della Storia di famiglia.
(La casa fu ricostruita dal
fratello ing. Augusto Ferrero).
Di Silvio sopra citato con il suo
bel ricordo per la cugina Lidia riporto queste immagini dal suo libro: il mio
commento al suo scritto e a quello di mio marito Chicco in Recensioni 2018.
Una lunga vita

Silvio Vignetta 1920-2011
Nome in famiglia “Sev”, acronimo di Silvio Edgardo
Vignetta.

Sev al Carlo
Alberto Sev campione di scherma Sev-M/n al Victoria di Moncalieri 1929
Questo l’articolo che scrissi sul Giornale
per questo zio, indimenticabile e gran signore.

Oltre ai cari messaggi dei parenti,
mi sembra doveroso riportare due commenti
particolarmente condivisi e apprezzati da mio marito, Giovanni Ferrero
(Chicco).
Genova, 19 febbraio 2016
Professoressa Maria Clotilde
Giuliani.
“Mi rallegro per la Sua memoria che
è riuscita con attenzione e puntualità a far rivivere in un bellissimo affresco
figure davvero indimenticabili come Parin, adamantino patriarca, gli zii
operosi e geniali, le dolci zie, i genitori forti e tenaci, Valfenera la casa
del cuore.
Sullo sfondo la società borghese
che dalla campagna si apre alla città con quella imprenditoria e quella
originalità che ne ha fatto la spina dorsale ed economica dell’Italia e di
grande interesse anche le pagine sulla Guerra, cariche di preoccupazioni e di
disagi per gli adulti e così serene per i bambini.
I suoi sei nipotini saranno sempre
orgogliosi e riconoscenti per avere un Nonno come Lei che, oltre ad essere un
ingegnere di notevole rilievo, scrive tanto bene e dimostra una delicatezza e
una sensibilità non comuni. Il Suo libro è un grande dono d’amore”.
28 agosto
2016
Ingegner
Fabio Capocaccia
“All’inizio ho pensato ad un libro
scritto per i nipoti perché non si perda la memoria della famiglia, una specie
di trattato familiare pieno di nomi e di fatti, utile solo ai discendenti…
Poi devo confessare che sono
rimasto preso dalla forza di questa famiglia, dallo straordinario disegno del
Padre Padrone (o meglio Parin), dalla ricostruzione fedele delle vicende dei
nostri nonni, che un po’ tutti si somigliano. E poi la guerra e il rapporto dei
bambini con i tedeschi e i partigiani (sono stato sfollato a Roccagrimalda, ed
ero affascinato dalla guerra senza capire i drammi, le differenze e le
contraddizioni, ma per me quello è stato un periodo bello e molto formativo, mi
facevo i giocattoli da solo anch’io, che poi erano fucili, camion e jeep).
Certe volte le storie vere hanno
una forza che nessun romanzo di fantasia riuscirebbe a creare. Ho poi trovato
delle semplici (e divertenti) verità: il farmacista vale più del medico, il
notaio più dell’avvocato, e almeno un prete nelle grandi famiglie ci vuole
(vedi anche i Costa). E poi l’incontro tra papà e mamma al Valentino è un vero
capolavoro…:” ma di che cosa dobbiamo parlare?”. Penso ai ragazzi di oggi…
Insomma, ho passato qualche bel
momento e volevo dirtelo…
Ho poi apprezzato il tono
volutamente dimesso, l’understatement, il contrario della retorica.
Quando, alla fine, del Papà Cesare
bisogna per forza che vengano fuori le qualità, che qualcuno abbia il coraggio
di dirlo, allora si fa parlare il cugino Silvio…
Proprio un bel libro
Fabio
Dudo
(Augusto Ferrero)

Questo libro è dedicato a Tella che
non è più da qualche anno (19 settembre 2021) e ne riporto alcune foto.

+
(commiato)
Dal risvolto
di copertina alcune notizie di presentazione.
Augusto Ferrero (Dudo), nato il 6
gennaio 1936 a Savona, laureato in ingegneria civile, si è trasferito a Milano nel
1962. Sposato nel 1963 con Maria Teresa Vivaldi (Tella) ha tre figli: Cesare,
Silvia e Michela.
Dopo aver
costituito la Ferrero
Costruzioni sas, ha realizzato importanti complessi nel settore turistico
così come nei settori civili e industriali.
Con
strutture prefabbricate ha operato in Arabia Saudita, Iraq e Algeria.
Appassionato
sportivo ha praticato sci e vela; in gioventù atletica e lotta greco romana.
Presenta
così il libro: “Questa memoria è la storia di novant’anni a cavalcioni di due
secoli in cui l’accelerazione e la trasformazione dello stile di vita, ma ancor
più dei mezzi di produzione, delle scoperte scientifiche, della mobilità, di
tecniche ed apparecchiature ha superato ogni immaginazione e di cui sul piano
medico ne ha usufruito per raggiungere questo traguardo: novant’anni il 6
gennaio 2026.
Come il
fratello Chicco (nato il 1° giugno 1937) quindi poco più giovane di lui ricorda
il periodo da sfollati a Valfenera d’Asti: “Noi ragazzini” abbiamo vissuto
cinque anni felici in campagna fra scuola, prati, mucche e oche”. Gli viene in
mente in particolare la mietitura del grano come “un ricordo romantico”
rispetto ad oggi dove si vedono le mietitrebbie che con un solo operatore
risolvono dal campo, al sacco di grano, alla balla di paglia.
Ricorda in
particolare zia Pina, ottava di nove fratelli, che aveva un negozio di tessuti
al piano terra della casa di famiglia a Valfenera ed aveva vestito tutte le
spose dei paesi dei dintorni. Accoglieva nella grande sala tutti i maggiorenti
della zona offrendo loro Martini Rosso, digestivi, rosolio e caffè e dopo l’8
settembre riceveva quasi ogni giorno dei carabinieri di stanza a Villanova, a 5
km. di distanza. Questi la informavano dei movimenti dei tedeschi e dei
repubblichini e a notte fonda lei passava le informazioni alla staffetta dei
partigiani.
Il più
vecchio dei cugini Ferrero, Giacomo, detto Mino Dutur, in quanto medico era
alpino della Julia.
In ottobre arrivano le notizie dei
superstiti dalla ritirata in Russia tra cui c’era Mino
e tutti i bimbi con le biciclettine vanno ad aspettarlo ad un incrocio di
strade che portano anche a Valfenera. Arrivò magro magro dopo un’ora di attesa.
Racconta di essere stato salvato da una famiglia russa dove aveva curato i
malati. Questi gli fasciarono i piedi con strisce di panno impermeabili, lo
coprirono con cappotti e pellicce in modo che potesse affrontare il viaggio di
ritorno. Non raccontò mai nulla di più e ricordo il mio attore preferito per
stile,
David Niven

che fu incaricato da
amici di rintracciare la tomba del loro figlio a Bastogne. La trovò ma
constatando che era insieme ad altre 27mila si disse che ci sono 27mila motivi
per tenere la bocca chiusa sulla guerra.
A Valfenera nella casa di fronte
alla loro abitava un bel ragazzo, Natale Fiorito che in divisa di aviere veniva
a trovare Lidia, mamma di Dudo, che chiamava “zia”. Nel novembre del ’42 era in
licenza e fu lui a scrivere quel messaggio sul gabinetto alla turca in cortile
di casa Valfenera, frase molto umoristica e graffiante: “e se gli inglesi
asfissiar volete in questo cesso di peso li mettete”. L’ultima volta quella,
perché in una missione su Malta fu abbattuto dagli inglesi e “la strada che
passa fra le nostre case – scrive Dudo – fu a lui dedicata”.
Riporta anche una notizia che
riguarda lo zio Battistino, farmacista, che si era dedicato all’organizzazione
dei giovani fascisti e quindi ritenuto tale. L’8 settembre 1943 alcuni sciocchi
entrarono in farmacia e gli spaccarono in testa il quadro di Mussolini che era
d’obbligo tenere nei pubblici esercizi. Poi gli chiesero scusa, ma se penso
allo sfascio che hanno fatto a Torino ieri 31 gennaio e che ho visto in Tv
penso più che mai giusta la frase “la madre degli imbecilli è sempre incinta”.
Questo libro è dedicato a Tella,
perciò, di lei ricordo il primo bacio con Dudo, lei di 16 anni, lui di 18
dietro una tenda e così diventò la mascotte del gruppo Ferrero. La sua prima
sciata su una pista ghiacciata fu fatta sul sedere con molte imprecazioni ma
poi divenne esperta sciatrice. E una volta in Corsica, dove Dudo aveva
costruito, nel 1994 con un attentato dinamitardo vengono distrutte tre
costruzioni e quando si recano alle gendarmerie di Sartene per la denuncia
ricevono la solita frase di rito “Bon courage” e bisogna trattenere a stento
Tella che insulta e vuole picchiare il gendarme.
Mi sembra che questi due episodi
riflettano il suo carattere di donna solare, accogliente ma molto determinata.
La parte più interessante del libro
è secondo me la descrizione sintetica ed incisiva dei vari viaggi di lavoro e
dei tanti paesi nel mondo visitati.
Per stare in Italia quando c’è il
terremoto del Friuli Dudo fornisce 400 casette prefabbricate ma la nota di
humour è che gli sfollati, ospitati in alberghi della riviera adriatica, quando
devono tornare non ne sono molto contenti. L’operazione Friuli è un salto di
qualità che lo lancia fra le società importati del settore e Dudo guarda
all’estero: Medio Oriente e Nord Africa.
Quasi un ritorno alle origini perché
mamma Lidia era nata nel 1905 al Cairo in Egitto e suo padre Augusto Vignetta
era un alto funzionario del Governo egiziano. Il ritorno in patria a Torino fu
motivato al fatto che sua madre Darmenia, di origini maltesi, era affetta da un
glaucoma incurabile in Egitto. Lidia a Torino si iscrive al Conservatorio e
frequenta lo studio di Casorati esponendo i suoi quadri ad una mostra
dell’artista. Quindi sposa Cesare e per lui bisogna ricordare che inventò il “Flessimetro,
Regolo circolare, Estensimetro” (esposto all’Università d’Ingegneria di
Genova) e accompagnato da Lidia viaggiò l’Italia per farlo conoscere.

Mi piace inserire un’immagine che non
è nel libro ma mi è cara di nonno Cesare con tanti nipoti e con i cuginetti dei
miei bimbi Annalisa (che non è più ed è a fianco di mia figlia Ida con i
capelli lunghi e lei li ha raccolti in due ciuffetti vicino al viso) e Marco in
giacchetta blu, entrambi figli di mio fratello Ferruccio. Gli altri sono tutti
Ferrero: Silvia, Martina, Michela e in alto Cesare grande, perché i Cesari di
famiglia sono stati tre tutti i primogeniti di tre figli. Quindi al lato destro
della foto guardandola i miei Cesare ed Edgardo. Bei tempi di unità di famiglie
ormai un po’ perduti.

Vicino a nonno Cesare: Silvia, Martina, Ida, Annalisa (cugina
di Ida), Michela.
Dudo nei suoi viaggi tesse affari e
incontri con persone importanti come Hussein di Giordania ma non dimentica mai
come aveva iniziato: a Milano in uno scantinato presso l’Ufficio di
rappresentanza della Fratelli Ferrero sas in via Rossetti, dove
lavorava alla sera dopo essere stato in ufficio alla Snam. Studio dotato di un
vecchio tecnigrafo dove sviluppava progetti a volte fino a notte fonda. Così
può descriverci con simpatia la storia di Abadalla Barum, ras di Jeddah e
figlio di un ricco sceicco, capraio del deserto.
Quando Jeddah inizia il suo
sviluppo e lui era un ragazzino lascia il deserto con un carrettino ed un asino
per andarvi e comprato qualche sacco di cemento lo rivende in cantiere a tre
volte tanto e così inizia la sua fortuna. Qui Dudo fa esperienza della barriera
corallina e ne è tanto affascinato che si attarda ad ammirarla con maschera e
pinne finché non vengono a cercarlo temendo che gli sia successo qualcosa. È un
ricordo che si porta in cuore.
Dudo non viaggia solo per lavoro, anche
per diporto con Tella e con l’ONAV, Organizzazione Nazionale
Assaggiatori di Vino: Australia, Nuova Zelanda, Cile, Argentina, Uruguay,
Brasile, Sud Africa, Cina, Israele, Petra, Canada, Turchia, Caraibi, Marocco,
Costa d’avorio, Niger. In questo paese con un caldo torrido visita un mercato
con bancarelle dove gli artigiani lavorano sotto un tetto di rovente lamiera.
Una famiglia di artigiani produce statuine in bronzo che riproducono i lavori
della terra e gli sembrano veri artisti.

Nei viaggi di lavoro arriva ad
Erbil in Iraq dove è stato arrestato un suo dipendente perché aveva investito
un ragazzino che sbucando d’improvviso da una strada si era rotto una gamba.
Passati 5/6 giorni il ragazzino è ancora con la gamba steccata alla meglio dal
padre. Si offre di portarlo a Bagdad in ospedale e il gendarme che supervisiona
l’incontro gli suggerisce di dare al padre 1000
dollari evitando così la denuncia. Acconsente e se ne va pensando che il
ragazzino resterà claudicante per la vita.
Nel libro alcune frasi memorabili
come questa: “Lo scoutismo grande scuola alla vita con protagonista la natura” o
bellissime immagini come in Australia con meta Red Rock dove il deserto dopo un
diluvio fiorisce per un giorno di verde perché gli arbusti mettono d’improvviso
tante piccole foglie.
Per Tella,
nome che a me ricorda il latino “tellus” che sta per terra e la penso come una
mamma che è stata humus, terra, per i suoi figli e nipoti, Dudo si è scoperto
poeta scrivendo:
“Eri piccola, mi hai guardato mi hai stregato è nato un folle amore
Casa tua era in salita e lontana diventava un soffio
Un sussurro una luce un bosco accogliente un bacio e a casa
Col tempo la vespa accorciava i tempi,
la topolino un grand’hotel.
Più avanti più spazio più tempo più tutto
con il limite di vigili tradizioni…”
E poi nel dolore per la perdita:
“Dove sei?
qualcuno bussa – chi c’è- nessuno
suona il cellulare – chi è – nessuno
suona il telefono – chi è – nessuno
ti guardi intorno – non c’è nessuno
cerchi dappertutto – non c’è nessuno…
i ricordi s’inseguono
la cucina è spenta
il letto è vuoto…
(1° novembre 2021)…”
“Mi manchi ma sei con me
arriverò a riabbracciarti sereno
tuo Dudo
(14 dicembre 2023)”
Concludo con questa bella immagine
di Tella che galleggia beata nel Mar Morto, dove appunto si resta in superficie
senza affondare.
Edgardo Ferrero
Nipote scrittore
Foto del libro della Cimbali (macchine da caffè industriali) dove
ha lavorato di recente come Direttore del Service e dove quando ha iniziato è
stato pubblicato questo arguto articolo.

Di questo libro è stato
supervisore ma alcuni capitoli, i principali e di ricerca, li ha scritti lui.
In conclusione, una famiglia di
scrittori e bravi!